Le radici di Villa Canestari, da cui l’omonima cantina in Val d’Illasi, affondano nel lontano 1888 e maturano grazie all’operosità e lungimiranza del capostipite Carlo Bonuzzi, enologo alla regia scuola di Conegliano Veneto e proprietario di vigneti. Secondo disciplinare, ma anche con etichette di propria ispirazione, la produzione vitivinicola Canestrari spazia dall’Amarone al Soave.

Sono gli anni 90, quando la tradizione avviata da Bonuzzi nel secolo precedente si fonde con quella della famiglia Franchi, altrettanto prodiga nel settore, e conia il brand “Villa Canestrari” condividendo la medesima filosofia che coniuga territorio, tradizione e qualità del prodotto finale.

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Le etichette e le bottiglie negli anni si moltiplicano, ma una visita al museo del vino, sapientemente approntato e gestito a Illasi negli spazi adiacenti la Villa e ricco di attrezzi da lavoro che risalgono agli inizi del Novecento, consente di comprendere appieno la cultura vitivinicola che, oggi come ieri, Francesco e Adriana hanno fatta propria e perseguono con passione e caparbietà. Quattro generazioni di viticoltori che negli ultimi 150 anni hanno affinato le tecniche di vinificazione sommando tradizione e tecnologia.

È da tale bagaglio di esperienze, storia e valori, che gli attuali proprietari e il loro staff riescono a trarre il meglio dal terreno di origine glaciale-morenica e vulcanica e a mettere in botte vini dalle innegabili peculiarità. Le cantine di Illasi e Colognola ospitano, in piccole botti di rovere, i rossi strutturati quali Amarone e Recioto, mentre i bianchi importanti come il Soave “Auge” docg, l’originalissimo Tanbè Bianco o il Recioto di Soave “Alesium” sono affinati in tonnaux.

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Sono queste le parole con le quali la signora Adriana inizia a raccontare la sua azienda. Con lei il figlio Francesco che integra la presentazione mentre stappa una bottiglia di Edo’s – Spumante di Corvina Rosé Metodo Classico – e ci porge il calice di bollicine spiegandoci che quello è uno degli ultimi nati: il risultato della visione creativa del loro enologo Luigi Andreoli. Noi apprezziamo molto, tanto l’aperitivo offerto, contornato di Monte veronese e sopressa, tanto la squisita ospitalità e la disponibilità a condividere la loro storia, di famiglia prima e di lavoro poi. Nella più esemplare delle tradizioni veronesi, anche Villa Canestrari è un’azienda famigliare dove affetti e professione danno vita a un blend di assoluto pregio, e successo dal punto di vista commerciale.

Si è appena chiuso il 51° Vinitaly e lo stand di Villa Canestrari era presente all’appello, ovviamente mosso dalle migliori intenzioni di ampliare i mercati di esportazione puntando ad oltre oceano: Cina, Giappone, Singapore, Stati Uniti e Brasile. Ma l’esperienza migliore, la più autentica, è senz’altro quella che si può fare visitando direttamente l’azienda. Trascorrere un paio d’ore in Villa, tra i cimeli e i libri ottimamente conservati nel Museo, le botti e le bottiglie dalle tante etichette. Lì la narrazione, oltre ad essere fulgidamente spontanea, si completa con i profumi e i sapori che ci vengono versati nel bicchiere.

Degustare i vini ascoltando la voce di chi li ha fatti crescere, maturare e respirare, non ha prezzo!

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Sono gli anni 90, quando la tradizione avviata da Bonuzzi nel secolo precedente si fonde con quella della famiglia Franchi, altrettanto prodiga nel settore, e conia il brand “Villa Canestrari” condividendo la medesima filosofia che coniuga territorio, tradizione e qualità del prodotto finale.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella più esemplare delle tradizioni veronesi, anche Villa Canestrari è un’azienda famigliare dove affetti e professione danno vita a un blend di assoluto pregio, e successo dal punto di vista commerciale.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trascorrere un paio d’ore in Villa, tra i cimeli e i libri ottimamente conservati nel Museo, le botti e le bottiglie dalle tante etichette. Degustare i vini ascoltando la voce di chi li ha fatti crescere, maturare e respirare, non ha prezzo!”