CORTE TAMELLINI

Sembra uscita dalle fiabe, la Corte Tamellini.

Da una di quelle storie che mi raccontava nonna quando avevo la fortuna di dormire da lei. Mi infilavo nel suo lettone, a momenti più alto di me, e sprofondavo nel materasso di piume. Le coperte, pesanti, facevano il resto: circuivano e avvolgevano. Mi ritrovavo ovattata nel suo mondo, fisico e sensoriale. Dalla ruvidità delle lenzuola al buio pesto impenetrabile, dal fiato profondo della nonna al calore della braci che fino a poco prima avevano alloggiato nella monega a fondo letto [utensile utilizzato per scaldare le lenzuola]. Una meraviglia. Un mondo incantato che veniva da lontano. Un privilegio farne parte.
Una sensazione analoga l’ho respirata appena poggiato piede sul selciato di Corte Tamellini. Le facciate colorate di natura dell’agriturismo diffuso sono un colpo d’occhio che ti riporta al secolo scorso (la famiglia qui risiede da tante generazioni… un documento ne attesta la presenza già dal 1580).

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Scorci di vita rurale impressi nella Corte sapientemente ristrutturata, nel pozzo tuttora attivo, negli arredi in sintonia. Un luogo che sa di storia e tradizioni, ma non rinuncia a confort e modernità. L’ampia piscina senza cloro, il solarium che si affaccia sulla valle, i terrazzini all’ombra della veranda. Attorno, il colmo delle viti in piena vendemmia e il vigoroso fogliame verde glauco degli olivi secolari. Il sole prossimo al tramonto ci regala una luce dorata e sensuale.

Si respira profumo di buono. Di pane appena cotto, mosto che fermenta e acqua di fonte. È la suggestione del luogo, la magia dei ricordi, la voce della nonna che narra di orchi e di fate. Mi perdo nel momento e rimango affascinata dal luogo e dall’accoglienza famigliare di Giordano e Graziano e con loro le rispettive mogli e i figli: Andrea e Francesco, che sono i veri gestori dell’agriturismo e della campagna che lo circonda, con l’aiuto delle giovani sorelle Anna e Laura.
Facce giovani, motivate, contente di lavorare all’aria aperta, di ospitare italiani e stranieri desiderosi di giorni tranquilli e aria sana, di esperienze green e colazioni casalinghe. Le torte, le focacce, i biscotti, le confetture, ecc… li preparano con prodotti di loro produzione, come l’olio, l’uva, le mandorle, la frutta di stagione, le uova di galline ruspanti… e tanta creatività.

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Siamo fisicamente in una Corte, ma qui niente sa di chiuso. Anzi, l’idea che emerge è di un convivio di famiglie e generazioni, a partire dalle persone che gestiscono l’attività e accolgono gli ospiti, per finire con gli ospiti stessi, che qui si sentono a casa loro. Soggiornano per più giorni, si godono la buona cucina della tradizione e il vino autoctono, dal Soave al Durello quando si beve bianco, piuttosto che Valpolicella e Amarone se si passa ai rossi. Gustano l’atmosfera del Soave Wine Park, i percorsi collinari, le visite alle cantine, le escursioni al borgo medioevale e al castello. Si spostano nelle città d’arte vicine, da Verona a Venezia e poi verso Mantova. Ma Corte Tamellini resta il fulcro della vacanza, il luogo da dove si parte e dove si torna, o semplicemente dove si rimane perché c’è già tutto quel serve. Non manca nemmeno la cantina, dove Graziano e Giordano ci invitano per un bicchiere mentre contempliamo l’ultimo riflesso del sole che abbraccia le colline di fronte.

Poi è l’imbrunire.

E le prime stelle sbirciano sulla Corte.

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