FRANTOIO BONAMINI

Sabrina Bonamini è un vulcano di buon umore.

Per questo, anche se è prossima ad andare in miniera, ce lo dice con il sorriso sulle labbra.

Perché ci parla di miniera?

È presto detto, e con le sue parole: “più o meno da metà ottobre fino a poco prima di Natale è tempo di raccolta. Le olive esigono dedizione e costanza, saremo praticamente impegnati giorno e notte! Come in miniera: senza sosta! Sarà sempre: fragranti olive nelle mani e odore d’olio in ogni angolo dell’azienda.”

E giù un altro sorriso.

Ah, rispondo io, che so bene qual è il periodo di raccolta delle olive, ma ignoravo fosse necessario un lavoro tanto assiduo e intenso.

Il motivo ce lo spiega di nuovo Sabrina e ha a che fare con il loro metodo di lavoro e la qualità dell’olio prodotto.

“È essenziale che trascorra il minor tempo possibile dalla raccolta alla molitura delle olive, affinché non si attivino dannosi processi di fermentazione, bensì si preservino tutte le proprietà organolettiche del frutto. Ne va della qualità finale dell’olio. E per far questo è necessario che la squadra sia costantemente in tiro e pronta all’azione. Da chi raccoglie – rigorosamente a mano per garantire l’integrità delle olive – a chi le trasforma tramite un impianto a lavorazione continua ad estrazione a freddo.”

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È un gusto sentire Sabrina che racconta.

Lei, che il cognome Bonamini l’ha aggiunto al suo 14 anni fa sposando Giancarlo, il figlio di Stefano Bonamini, il precursore, l’uomo che nel 1965, dopo aver rilevato il frantoio da uno zio, decise che di fare dell’oliva una ragione di vita.

Col loro frantoio, da cinquant’anni, i Bonamini offrono un servizio agli agricoltori del territorio.

E ora, le competenze e la profonda esperienza di Stefano sono anche nel DNA di Giancarlo e in quello di Sabrina.

Una proprietà transitiva che trova radici essenzialmente nella vicinanza e nella passione per quello che si fa.

Il resto lo si colma con lo studio, l’approfondimento continuo, il lavoro quotidiano, la voglia di far bene e non essere secondi a nessuno.

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Sabrina, come Lina la moglie di Stefano co-fondatrice dell’azienda di famiglia, si è data alle olive e all’olio extra vergine – di cui ora è un’appassionata estimatrice oltre che talentuosa imprenditrice – semplicemente per amore. Sin da molto piccola aveva pianificato una professione negli States legata al mondo del business e dell’industria, ma un giorno ha conosciuto Giancarlo e, galeotta una splendida colazione servitale a letto, ha fatto dietro-front e si è impegnata nella coltivazione del Made in Italy.

Un’attrazione tutta italiana, dunque, per gli uomini (e come darle torto!) e per i prodotti, le eccellenze: l’olio.

L’olio extra vergine di oliva spremuto a freddo.

A tal proposito, le parole di Giancarlo – agronomo – sono precise: “Nel 1990 ho capito che il frantoio Bonamini poteva diventare una proposta concreta e inserirsi direttamente sul mercato con il proprio marchio. Le nostre bottiglie contengono olio extra vergine di oliva Veneto di qualità. E questo rimarrà sempre l’obiettivo primario, intrinseco al rispetto delle tradizioni e al forte legame con il nostro territorio. Dal 1996 siamo uno dei frantoi iscritti al Consorzio di tutela dell’olio extra vergine del Veneto e ci prodighiamo per la promozione e la salvaguardia dell’olio prodotto in regione”.

C’è chi sostiene che l’olio sia il parente povero del vino, quello stesso vino, tra cui il Valpolicella e il Soave, che hanno reso famosa Verona e l’Italia nel mondo. Meglio specificare subito, per chiarezza e onestà intellettuale: non c’è nessun parente povero. C’è invece una terra davvero ricca che sprigiona da sé eccellenze senza pari. Dalle stesse colline, fior di vignaioli creano impareggiabili Amarone, Valpolicella, Soave, Durello e Recioto, e fior di agronomi crescono – da olivi centenari – autoctone perle verdi che si chiamano Grignano e Favarol e anche le più tradizionali Frantoio, Leccino e Moraiolo.

È solo una questione di prospettiva: le vigne crescono più in basso e l’olivo qualche passo più sopra, spesso su terrazzamenti angusti e impervi, sorretti dai caratteristici muri a secco che sapienti mani hanno tirato su centinaia di anni fa. Ma sulla bontà dei prodotti e sulla loro preziosità nel paniere enogastronomico italiano, nessuno è secondo – o parente povero – di nessuno! A tavola entrambi – olio e vino – sono indispensabili.

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Dalle stesse colline, fior di vignaioli creano impareggiabili Amarone, Valpolicella, Soave, Durello e Recioto. E fior di agronomi crescono – da olivi centenari – autoctone perle verdi che si chiamano Grignano e Favarol e anche le più tradizionali Frantoio, Leccino e Moraiolo.

 

 

 

 

 

 

 

Col loro frantoio, da cinquant’anni, i Bonamini offrono un servizio agli agricoltori del territorio.