TRATTORIA FATTORI

Ruggero è il delfino dell’Antica Trattoria Fattori, figlia di un’attività imprenditoriale che esiste fin dalla metà dell’ottocento.

Allora, la proprietà era in capo ad Antonio Aldegheri, gestore dell’omonima Locanda che, sita in Val dall’Alpone nel tranquillo paesino di Terrossa, offriva un letto, un bagno caldo (forse!) e un pasto casalingo ai viandanti dell’epoca. Nel 1927 l’Aldegheri cedette l’attività a Arsenio Italo Fattori, il bisnonno del nostro Ruggero.

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Quindi, recuperando l’ordine cronologico, dietro le spalle di Ruggero ci sono i genitori Camillo e Alda che, a loro volta presero in consegna le redini da Franco, figlio del lungimirante contadino di inizio secolo (Arsenio Italo) che ben pensò di diversificare le sue entrature acquisendo la locanda per mutarla in Osteria. Con Franco l’azienda fece un ulteriore passo avanti: da Osteria diventò Trattoria. Una stalla in meno e una sala da pranzo in più!

Corsi e ricorsi della vita, e della storia. L’evoluzione di 4 generazioni di Fattori, tutte saldamente legate alla tradizione e alla buona cucina contadina del territorio. Perché nei menu di oggi e di ieri, il capretto allo spiedo, la selvaggina a tutto tondo e i vari piatti della tradizione sono sempre presenti.
È così che, nonostante i quasi cent’anni trascorsi, le radici culinarie della Trattoria Fattori sono solidamente piantate nella Vallata. Un’eccellenza del territorio da tutti riconosciuta, e certificata anche dalla nota guida del Gambero Rosso. La pasta fatta in casa, e ancora – letteralmente – a mano, è l’ossatura di proposte legate alla stagionalità e ai mutamenti dell’orto, ma con il timone dritto sulla qualità e tipicità dei piatti che i Fattori portano in tavola. Bigoli e fettuccine fatti al torcolo con filatura a bronzo, tagliatelle e tortellini, gnocchi e zuppe. E se la carne alla brace non manca mai – cotta rigorosamente sull’antico camino – il germano reale o la faraona con le castagne li si può gustare solo nel periodo autunnale. Invece, per l’asparago bianco con uova e il capretto allo spiedo occorre attendere la primavera. Tutti validi motivi per sedere con continuità alla tavola dei Fattori.

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È Ruggero che ci e si racconta. Lo fa con orgoglio tipicamente veneto: un po’ schivo, ma appassionato e fiero. Consapevole della ricchezza di valori che infonde nei gesti di tutti i giorni, e di un’attività che coniuga professione e famiglia, generando eccellenza e ospitalità. Sua è pure l’idea di proporre tutto l’anno il baccalà alla vicentina, come esige il disciplinare della omonima e prestigiosa Confraternita della quale sono membri dal 2012. D’altra parte la trattoria è in terra di confine, contesa tra Montecchi e Capuleti. Quindi, un occhio al lesso con pearà e uno al baccalà. Per non scontentare Veronesi e Vicentini.
Chiacchiera dopo chiacchiera, Ruggero si fa sempre più loquace, ci mostra la cucina con il grande camino e ci indica, stuzzicando la nostra curiosità, un paio di vassoi coperti da un panno. Scosta il panno e ci concede un’occhiata all’impasto che lui e la madre hanno confezionato nella mattinata: fragranti e allettanti passateli. Un’altra ricetta di famiglia e, sottolinea, uno dei vassoi è targato “U.P.” Sorride malizioso al nostro sguardo interrogativo e specifica, per noi comuni mortali, che “U.P.” sta per “Uso Personale”. Si capisce al volo che già se li sta gustando immersi nel brodo fumante di un’ottima gallina ruspante, accompagnati con un calice di Lessini Durello.

È chiaro che, quel che la cucina Fattori produce, delizia indifferentemente tanto la famiglia tanto gli ospiti.

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